Renzo Inio: l’ultimo corder.

Una corda lunga 400 anni si è spezzata alla Giudecca.

Dal Gazzettino, pubblicato mercoledi 22 novembre 1995:

Ha chiuso l’ultimo corder, erede di una antichissima schiatta

UNA CORDA LUNGA … 400 ANNI SI E’ SPEZZATA ALLA GIUDECCA
Renzo Inio vorrebbe ora rivelare i suoi segreti ai giovani

Era il XVI secolo, quando gli antenati di Renzo Inio si misero a fabbricare gomene e cime per le navi di Venezia e ora, dopo 400 anni di attività, è toccato proprio a lui, cessare questo affascinante mestiere, e cedere gli oltre 250 macchinari storici perfettamente funzionanti al Comune di Venezia.un articolo scritto nel Gazzettino

Per secoli, i denti di quelle antiche pettenere hanno strigliato i lunghi  fili di canapa e manila, che servivano a produrre i cordami usati dalle navi. Oggi, con il sopravvento della produzione industriale e la decadenza del commercio della laguna,  anche l’ultima corderia veneziana,  quella di Inio appunto, è stata chiusa perchè il guadagno non giustificava la sua esistenza. Restano però oltre agli ingegnosi macchinari,  le testimonianze dirette di Inio, ultimo corder in grado di svelare alle nuove generazioni, magari con delle lezioni in loco alle scolaresche, gli antichi segreti che regolavano l’attività di quest’arte legata al grande passato della città marinara.

A quando risale il suo primo approccio con la corderia?

“Avevo 11 anni. Allora il laboratorio, contava una ventina di dipendenti”.

Anticamente la corderia Inio, si trovava nei pressi della Stazione Ferroviaria, poi venne trasferita.

“Ai tempi di Napoleone, anche i macchinari delle corderie dell’Arsenale vennero distrutti; la mia famiglia riuscì a salvare l’ultima strumentazione completa, trasferendo il laboratorio alla Giudecca, isola che nell’800 divenne luogo deputato alla cantieristica e alle attività portuali”

Dove saranno collocate le macchine?

“Grazie all’ interessamento del direttore dei Musei civici, Giandomenico Romanelli, che ha compreso l’esigenza di salvare questo grande patrimonio storico culturale, i pezzi rimarranno ai Magazzini del Sale, per poi essere esposti adeguatamente”.

Recentemente è stato protagonista di una personale d’arte, dove ha esposto opere eseguite in materiali naturali come la canapa e il legno. Qual è il suo prossimo obbietivo?

“Il mio sogno nel cassetto è quello di partecipare un giomo alla Biennale ed esporrei miei dipinti”.

Martina Galuppo