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	<title>a r z a n à</title>
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	<description>Per lo studio e la conservazione delle imbarcazioni veneziane</description>
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		<title>Feste religiose a Burano</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 16:17:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Feste e tradizioni veneziane]]></category>

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		<description><![CDATA[La bella Burano ha mantenuto nel tempo feste religiose davvero caratteristiche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Burano è un&#8217;isola della Laguna Veneta Settentrionale a 11 Km. a nord-est di Murano e Venezia. Isola famosa per l&#8217;insuperabile abilità nella lavorazione del merletto, aveva nel passato la pesca come primaria fonte di sostentamento oggi sostituita da un turismo sempre più invadente. E&#8217; sempre stata un&#8217;isola particolare, pensiamo alla carratteristica delle sue case ognuna colorata in modo diverso, alla bontà dei suoi dolci i &#8220;bussolai&#8221; e alle sue tradizioni a lungo conservate grazie anche al suo relativo isolamento. Da piccola comunità di pescatori, ha mantenuto nel tempo una tradizione religiosa che possiamo focalizzare su tre feste principali che si celebrano annualmente.</p>
<p><strong>San Martino</strong></p>
<p><strong></strong>La storia di San Martino ha origino così: un centurione romano di nome Martino, durante un viaggio a cavallo, incontrò per strada un povero infreddolito, commosso prese il suo mantello lo tagliò in due e diede la metà al povero.</p>
<p>San Martino, è il nome della parrocchia e il santo quindi è il patrono del paese. La processione celebrativa era un invito agli abitanti a ritrovarsi per pregare assieme. Così, la sera, la gente radunata in chiesa, usciva assieme al parroco e andava per le strade di Burano fermandosi ad ogni capitello precedentemente abbellito e illuminato per pregare.<br />
Festa popolare vuole che i ragazzini, armati di pentole, coperchi, mestoli e le &#8220;Segàle&#8221;, rudimentali strumenti musicali di legno che imitano il verso delle cicale, andassero davanti ai negozi e alle porte delle case intonando una canzoncina e ricevendo in cambio qualche soldo o caramella. La baraonda durava sino all&#8217;inizio della messa, finita la quale si rincasava e si cenava con un piatto speciale a base di polenta e &#8220;luganega&#8221;: la salciccia. Chi poteva comperava un dolce di pasta frolla a forma di cavallo con il cavaliere e decorazioni di glassa di zucchero colorato, chiamato appunto San Martino, molto ambito dai ragazzini.</p>
<p><strong>Corpus Domini</strong></p>
<p><strong></strong><a href="http://arzana.org/wp-content/uploads/corteo.jpg"><img class="alignleft  wp-image-6276" title="corteo" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/corteo-522x600.jpg" alt="" width="132" height="151" /></a>A metà giugno a Burano, si festeggia il Corpus Domini. La processione composta dal sacerdote con l&#8217;ostensiorio in mano che stà sotto un tappeto rosso tenuto alto da quattro uomini per mezzo di bastoni decorati, mentre davanti si trovano i candelieri in mezzo ai quali vi è la croce, a seguire i chirichetti, i ragazzini della comunione, le bambine vestite in bianco, la comunità tutta e la banda cittadina. Alle finestre vengono esposti fiori, lumi e drappi rossi, anche i capitelli vengono adornati e illuminati da candele. Oltre a quelli fissi su pareti e calli, vengono allestiti quelli mobili ubicati su ponti e campielli. La processione termina in chiesa con la predica e la benedizione eucaristica.</p>
<p><strong>Festa dei Santi Patroni</strong></p>
<p><strong></strong>La leggenda narra che la notte del 21 giugmo 1067, un forte temporale e un mare molto mosso trascinarono un sarcofago sino a un canale di Burano. Dopo il reccupero gli uomini dell&#8217;isola tentarono di aprirlo ma essendo peccatori non vi riuscirono. Un prete allora chiamò dei fanciulli che vi riuscirono senza difficoltà perchè le loro  anime erano leggere, prive di peccato. Dentro a questo sarcofago, trovarono i resti con i nomi incisi su tavolette appartenenti a Sant&#8217;Orso, a Sant&#8217;Albano, a San Domenico oltre ad un avanbraccio in oro che attribuirono a Sant&#8217;Albano. E&#8217; tradizione festeggiare questo miracoloso ritrovamento ogni anno il 21 giugno con una processione che inizia dalla chiesa come punto di ritrovo e si dirige alla &#8220;fondamenta&#8221; cioè nel luogo dove è approdato il sarcofago e dove è posto un bassorilievo dei Santi. Durante la processione, il sacerdote tiene in mano il braccio d&#8217;oro, il reliquiario di Sant&#8217;Albano. Gli scheletri dei Santi Patroni vengono ancor oggi conservati nella chiesa di San Martino ed esposti ai fedeli ogni anno il 21 giugno.</p>
<p>La festa dei Santi Patroni era la più importante a Burano ed era seguita anche dagli abitanti di Mazzorbo, Torcello e Murano. In passato la processione veniva fatta su barche e tutti i pescatori addobbavano le loro barche con reti e drappi. Chi possedeva le barche più grandi le metteva a disposizione di tutti, o per preparare l&#8217;altare dove veniva celebrata la messa. Il parroco saliva sulla barca più bella e portava, tenendolo bene in vista, affinché tutti lo vedessero, il braccio d&#8217;oro avvolto in un drappo. La processione faceva il giro dell&#8217;isola a ricordo che i Santi venivano dal mare.<a href="http://arzana.org/wp-content/uploads/corteo-1.jpg"><img class="alignleft  wp-image-6277" title="corteo 1" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/corteo-1-e1327570220455-519x600.jpg" alt="" width="187" height="216" /></a></p>
<p>G.D.P.</p>
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		<title>capitelli lagunari</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 09:24:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Usanze marinare]]></category>

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		<description><![CDATA[Per capitello si intende una piccola costruzione destinana a contenere e proteggere una immagine sacra]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per capitèllo  si intende una piccola costruzione destinana a contenere e proteggere una immagine sacra.  Se ne ha menzione ufficiale nel 1128 durante il dogado di Domenico Michiel. Collocati nel labirinto di calli e campielli, avevano anche la funzione di sopperire alla <a href="http://arzana.org/wp-content/uploads/capiteo.jpg"><img class="alignright  wp-image-6224" title="capiteo" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/capiteo-406x600.jpg" alt="" width="244" height="360" /></a>mancanza di pubblica illuminazione, diventando il punto di aggregazione della comunità della calle. Di questo consistente patrimonio di religiosità popolare, tradizione e folclore ne sono arrivati a noi 500 con una forte presenza nei più popolati e popolari sestieri di Venezia, sopravissuti alle incurie dei tempi e degli uomini.</p>
<p><a href="http://arzana.org/wp-content/uploads/capitello.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6221" title="capitello" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/capitello.jpg" alt="" width="154" height="299" /></a>Venezia città d&#8217;arte ma anche e sopratutto città sull&#8217;acqua, espandeva la sua religiosità all&#8217;imponente e variegato mondo delle barche. Dal bucintoro dogale alle stazioni di traghetto dagli stazi delle gondole alle barche dei pescatori, tutti avevano questi riferimenti religiosi. Nella stessa laguna è facile incontrare sopra un palo o su una bricola un piccolo capitèllo in legno che segna un canale, una zona di pesca, o prima di uscire dalle bocche di porto, posto dai pescatori che si raccomandavano prima dell&#8217;uscita in mare o al rientro  dalla pesca.</p>
<p>Tra i più interessanti di questo genere, sono quelli ubicati sui traghetti delle gondole che oltre a quello classico in legno sul casotto, è ancora possibile vederne qualcuno di antico montato sulla testa di un palo infisso nell&#8217;acqua detto: &#8220;La Madonna del feral&#8221; perché costituito da un grosso fanale esagonale elaborato e finestrine con vetrini a piombo entro il quale c&#8217;è una statuetta della Madonna. Ancor oggi nelle isole di pescatori come Burano, Pellestrina, Chioggia ci sono riti dedicati alla pesca e alle tradizioni di mare. Il primo Agosto un corteo acqueo si snoda dall&#8217;isola di San Domenico per arrivare al capitèllo della Madonna Immacolata all&#8217;imboccatura del porto di Chioggia per la benedizione del mare e la recita della preghiera del pescatore che ricorda non solo la bellezza e l&#8217;immensità del mare ma anche i suoi pericoli.</p>
<p>G.D.P.</p>
<p><a href="http://arzana.org/wp-content/uploads/scansione0001.jpg"><img class="wp-image-6226 alignleft" title="acquarello" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/scansione0001-600x389.jpg" alt="" width="360" height="233" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>la pipa chioggiotta</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 16:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Usanze marinare]]></category>

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		<description><![CDATA[La pipa chioggiotta è da sempre inseparabile accessorio dei pescatori di Chioggia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La pipa chioggiotta da sempre inseparabile accessorio dei pescatori di Chioggia era costruita con l&#8217;argilla del fiume Po. Sino alla metà del 600 era un oggetto semplice in terra rossa. Nel secondo periodo sino alla metà del 700 vede maggior raffinatezza nella forma con fregi di varia natura e l&#8217;introdizione della smaltatura. il terzo periodo inizia con la metà dell&#8217;800. <a href="http://arzana.org/wp-content/uploads/foto0002.jpg"><img class="alignright  wp-image-6230" title="foto0002" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/foto0002-600x400.jpg" alt="" width="360" height="240" /></a>Le pipe non vengono più smaltate e la terra,trattata con l&#8217;acqua salata assume, una volta cotta, il caratteristico giallo avorio. La lavorazione è accurata e le pipe diventano piccole sculture. .I ritrovamenti testimoniano di grande quantità di scarti di fornace (segno di una fiorente produzione locale) trovate per inbonimento degli argini o delle strade. Molte pipe usate sono state trovate anche sul fondo della laguna da pescatori. Esisteva la possibilità di rigenerare la pipa di terracotta impregnata di tabacco. Alcuni muratori trovarono delle pipe sui tetti. Si trattava di pipe già usate, lasciate ai lati degli abbaini, sul coppo di conversa, perchè sole e pioggia sciogliessero gli umori del tabacco, consentendo così di riutilizzare la pipa. Indispensabile per la pipa chioggiotta la &#8220;canna&#8221;, il lungo bocchino di legno. Per gli intenditori non piò essere che in legno di marasca (ciliegio). I vecchi fumatori avevano la raffinatezza di mescolare al tabacco alcune foglie di marasca tritate. Particolarità di queste pipe in terracotta è di avere quasi sempre tre fori sul fondo della caldaia che gli esperti ritengono essere un espediente tecnico per evitare che il tabacco otturasse un unico foro. Particolare importante è che la pipa chioggiotta con il suo potere assorbente dà un fumo depurato da catrame e nicotina.La pipa buona alla prima fumata non necessita di alcun rodaggio e forma poca crosta, perché essa stessa ha la funzione di una vera e propria crosta dato che il materiale è cotto a temperatura talmente alta da non contenere alcuna traccia di materia organica e combustibile che possa alterare il sapore del fumo, come succede nella pipa di legno. Sebbene la sigaretta soppresse l&#8217;antica usanza della pipa in terracotta, attualmente sta avendo una nuova giovinezza grazie all&#8217;impegno di Giorgio Boscolo che dopo un attento studio la ripropose nelle sue caratteristiche originali e sta riscuotendo apprezzamento in vari paesi esteri.</p>
<p><em>testo tratto da &#8220;www.sottomarina.net&#8221;</em></p>
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		<title>El penèlo</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 14:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Usanze marinare]]></category>

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		<description><![CDATA[Posto sulla cima dei bragozzi e delle tartane serve ad indicare la direzione del vento,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Posto sulla cima dei bragozzi e delle tartane serve ad indicare la direzione del vento, esso rappresenta una genuina espressione d&#8217;arte tradizionale, costruito dagli stessi pescatori i quali con le punte affilate dei coltelli e punteruoli intagliavano il legno nelle ore di riposo o in attesa di nuovi imbarchi. Ve ne erano di varie misure, sfarzosamente addobbati e di tale complessità e dimensione da ritenere che alcuni non fossero tenuti in cima all&#8217;albero con continuità. Il penèlo del bragozzo chioggiotto era diviso in tre riquadri principali denominati: sgura di sotto, sgura di mezzo e sgura di peneléto. Nella sgura di mezzo venivano raffigurati tutti gli strumenti della Passione di Gesù: la croce, la scala, la lancia, il gallo sulla colonna, la pertica con la spugna ecc.. Le varie aste di sostegno del telaio risultavano in misura sovrabbondante per consentire l&#8217;alloggiamento della banderuola e dei contrappesi, che avevano la foggia di uccelli rappresentati nell&#8217;atto di sostenere col becco e le ali un disco solare, ed erano dipinti in nero; erano dette &#8220;felisse&#8221;, da una qualità di colombe conosciute ai pescatori. Nei penèi più elaborati, sul mezzo del lato suriore della sgura del peneléto, poggiava il &#8220;puppolotto&#8221; raffigurato in pose curiose, nell&#8217;atto di sostenere poggiato su una sola gamba un&#8217;asta munita di banderuola e terminante con una croce. Intorno al penèlo venivano fissate molte bandierine rosse e molte campanelle che tintinnavano continuamente. Nel caso che qualche grave lutto colpisse la famiglia del pescatore, il penèlo veniva trasformato: si toglievano i sonagli e le bandierine vistosamente colorate, sostituendole con altre di colore nero e bianco. L&#8217;uso dei penèi era così radicato nei pescatori chioggiotti, da entrare nei modi di dire: &#8220;Ti xe come un penèlo&#8221;, corrispondeva all&#8217;italiano &#8220;Sei come una banderuola&#8221;</p>
<p><em>testo tratto dal sito&#8221;www.sottomarina.net&#8221;<a href="http://arzana.org/wp-content/uploads/el-penèlo-1.jpg"><img class="alignright  wp-image-6185" title="el penèlo 1" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/el-penèlo-1.jpg" alt="" width="480" height="547" /></a></em></p>
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		<title>Cassa da mar</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 20:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Usanze marinare]]></category>

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		<description><![CDATA[La cassa da mare, era un piccolo bauletto in legno di abete rettangolare ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La cassa da mare, era un piccolo bauletto in legno di abete rettangolare con due maniglie ai lati di ferro o corda una chiusura centrale e rialzato da terra da due assi trsversali. Nella cassa erano riposti gli effetti personali di ricambio durante il periodo di pesca o la sosta a terra Le decorazioni che rappresentano la parte più interessante di questo bauletto erano eseguite dallo stesso pescatore o dalla mano di pittori spontanei, in genere gli stessi che dipingevano le immagini sulle vele e le prue dei bragozzi. Sulla parte frontale oltre alle iniziali del proprietario si poteva vedere dipinto a colori vivaci la barca di proprietà a vele spiegate. Sul coperchio venivano raffigurati i Santi protettori o la Madonna o il Cristo di San Domenico o lo stemma della città o colombe reggenti la bandiera tricolore. La parte interna del coperchio era destinata agli affetti e alla devozione (vedi foto ) ed era uso tra i pescatori prima di coricarsi, pregare e raccomandarsi davanti alla cassa da mare aperta, in pratica come un piccolo altare.</p>
<p>G.D.P.</p>

<a href='http://arzana.org/2012/01/cassa-da-mar/casse/' title='cassa'><img width="125" height="125" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/casse-125x125.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cassa" title="cassa" /></a>
<a href='http://arzana.org/2012/01/cassa-da-mar/cassa-da-mar-2-2/' title='cassa da mare'><img width="125" height="125" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/cassa-da-mar-2-125x125.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cassa da mare" title="cassa da mare" /></a>
<a href='http://arzana.org/2012/01/cassa-da-mar/cassa-da-mar-3/' title='cassa da mar '><img width="125" height="125" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/cassa-da-mar-3-125x125.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cassa da mar" title="cassa da mar" /></a>
<a href='http://arzana.org/2012/01/cassa-da-mar/cassa-da-mar-2/' title='interno cassa da mar'><img width="125" height="125" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/cassa-da-mar-125x125.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="interno cassa da mar" title="interno cassa da mar" /></a>

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		<title>sarde in saor</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 11:45:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Usanze marinare]]></category>

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		<description><![CDATA[Antica ricetta veneziana a base di sarde e cipolle in agrodolce.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In passato negli ambienti marinari è sempre stato fatto ampio uso della cipolla perché grazie alle sue proprietà proteggeva dallo scorbuto. L&#8217;alimentazione a bordo era frugale e quando l&#8217;attività di pesca o la navigazione lo permetteva veniva consumato del pescato arrostito a bordo su piccoli braceri in cotto o ghisa accompagnato da fette di polenta che permettevano di saziarsi.</p>
<p>Tra i viveri imbarcati non mancavano le sarde in saor che oltre ad essere un piatto saporito era anche un ottimo metodo di conservazione usato dai pescatori veneziani i quali avevano l&#8217;esigenza di conservare a bordo il cibo il più a lungo possibile e questo piatto era commestibile anche dopo molti giorni senza alterarsi. Essendo all&#8217;epoca i pescatori una categoria povera anche il cibo veniva economizzato. La preparazione consisteva nel soffriggere le sarde tolta la testa e non spinate in una teglia con olio. Tolte le sarde, nella stessa teglia e lo stesso olio rimasto, si versavano le cipolle tagliate sottili facendole appassire assieme ad aceto di vino. Una volta cotte si poneva il tutto in un recipiente di tera cotta intervallando strati di sarde a strati di cipolla.</p>
<p>Ricetta attuale: Questo piatto molto gustoso nel tempo si è raffinato e dalle barche dei pescatori è passato ai menù di tutti i ristoranti di Venezia.</p>
<p>Preparazione: Alle sarde ovviamente fresche, si toglie la testa, vanno pulite ma non spinate, infarinate e soffritte in olio di oliva. Devono essere morbide, non troppo cotte.  Si affettano le cipolle in quantità superiore esempio:  1 Kg. di sarde / 1,200 di cipolle si mettono in una teglia con olio di oliva e si fanno appassire aggiundendo del sale un cucchiaio di zucchero aceto in abbondanza e 3 foglie di alloro che si toglieranno dopo pochi minuti. Verso fine cottura si aggiunge del pepe nero in grani, uvetta sultanina, e pinoli e si lascia raffreddare un poco. In un recipiente di vetro o cotto si stende un letto di cipolle e poi uno di sarde sovrapponendoli sino all&#8217;ultimo strato che termina ricoprendolo di cipolle. Sopra il tutto per un tocco estetico si decora con 5 foglie di alloro a formare una stella e si pone in luogo fresco per almeno 1 o 2 giorni. L&#8217;aceto perderà la sua forza e il tutto verrà amalgamato da un gradevole gusto agrodolce.</p>
<p>G.D.P.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/s5OZ6ZOb3XQ" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
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		<title>ex voto marinari</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 18:22:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Usanze marinare]]></category>

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		<description><![CDATA[alcune spiegazioni sulle famose tavolette votive]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La gente di mare ha sempre affrontato le proprie aspettative e paure sia per chi sta a terra sia per chi sta in mare con uno spirito di convivenza con i rischi esorcizzandoli attraverso la fede. La donna prega e interroga l&#8217;orizzonte. Il marinaio scruta il mare sempre vigile ai segni metereologici che ha appreso a conoscere: un mutare di vento, una nube all&#8217;orizzonte, un incresparsi d&#8217;onda trovano pronto riscontro in una sapiente esperienza e comportamenti conseguenti.<br />
Gli uomini e le loro barche alle prese con i pericoli della natura avversa, si rivolgono ad elementi celesti percepiti come protettori, si chiede di intercedere, si offrono ringraziamenti per lo scampato pericolo. Nella tradizione marinara di Chioggia spiccano particolari ex voto detti &#8220;Tolette&#8221;. In genere tavolette di legno sulle quali vengono rappresentati i pericoli vissuti di tempeste e naufragi, casi accidentali come collisioni e cadute in mare o incendi da fulmine e la divinità che ha benevolmente intercesso per la loro salvezza. Oltre al clima di drammaticità nel quale i fatti si sono verificati, esse trasmettono tutto ciò che riguarda la vita dei pescatori dall&#8217;attrezzatura all&#8217;abbigliamento, dalla struttura dei natanti ai sistemi tipici della pesca. Nella loro varietà, le tavolette votive si esprimono attraverso un linguaggio appropriato e richissimo di informazioni seppure non seguono uno stile predefinito e gli autori usano un linguaggio semplice, forse sono gli stessi che nei cantieri dipingono le vele o decorano le prue dei bragozzi.<br />
Esse costituiscono un attestato di devozione e  riconoscimento per lo scampato pericolo agli occhi del graziato e a futura memoria.</p>
<p>G.D.P.</p>
<p><a href="http://arzana.org/wp-content/uploads/exvoto.jpg"><img class="alignright  wp-image-6233" title="ex voto" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/exvoto-600x551.jpg" alt="" width="420" height="386" /></a></p>
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		<title>San Marco &#8211; festa del bocolo</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 16:17:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Feste e tradizioni veneziane]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 25 Aprile per Venezia e i Veneziani oltre alla festa nazionale della liberazione si festeggia la ben più antica ricorrenza di San Marco ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>San Marco<br />
Festa del boccolo</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://arzana.org/wp-content/uploads/el-leon.jpg"><img class="size-full wp-image-6097" title="el leon" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/el-leon.jpg" alt="" width="450" height="165" /></a></p>
<p>Il 25 Aprile per Venezia e i Veneziani oltre alla festa nazionale della liberazione si festeggia la ben più antica ricorrenza di San Marco patrono ed emblema della città raffigurato da un leone alato che posa la sua zampa su un libro dalle cui pagine aperte si legge: Pax Tibi Marce Evangelista Meus. Pace a Te Marco Mio Evangelista.  In periodi bellici il libro era chiuso e brandiva una spada.</p>
<p>Ai tempi della Repubblica Serenissima si svolgeva una sontuosa processione in Piazza San Marco con grande partecipazione di autorità civili e religiose oltre ai vari rappresentanti delle arti. Oggi ci si limita ad una più contenuta all&#8217;interno della basilica.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://arzana.org/wp-content/uploads/G.Bellini.Processione-a-S.Marco_1.jpg"><img class="size-full wp-image-6104 aligncenter" title="G.Bellini. Processione a S.Marco" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/G.Bellini.Processione-a-S.Marco_1.jpg" alt="" width="580" height="286" /></a></p>
<p>Le reliquie di San Marco ritrovate nella basilica nel 1094 sotto il doge Vitale Falier, si trovavano in terra islamica ad Alessandria d&#8217;Egitto e furono avventurosamente portate a Venezia nell&#8217;anno 828 da due leggendari mercanti Veneziani: Buono da Malamocco e Rustico da Torcello. Si tramanda che per trafugare ai Mussulmani il prezioso corpo, i due astuti mercanti lo abbiano nascosto sotto una partita di carne di maiale, che passò senza ispezione la dogana a causa del noto disgusto per questa derrata imposto ai seguaci del Profeta.</p>
<p>Alle celebrazioni per il Santo, si sono accompagnate nel tempo alcune leggende e tradizioni popolari sia mistiche che amorose. La più diffusa ancor oggi è la tradizione che fà indicare a molti Veneziani il 25 Aprile, come la &#8220;Festa del Bocolo&#8221; in particolare un Bocciolo di Rosa Rossa che gli uomini usano donare alla propria amata e in alternativa o aggiunta alla propria madre.</p>
<p>D.P.G.</p>
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		<title>Freschi serali e serate a remi</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 09:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo in auge un'antica usanza veneziana: i freschi in laguna]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://arzana.org/wp-content/uploads/Serata-a-remi-luglio-2011-6.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5997" title="Serata a remi, luglio 2011 6" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/Serata-a-remi-luglio-2011-6-600x400.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://arzana.org/wp-content/uploads/Serata-a-remi-luglio-2011-6.jpg"></a>In un recente passato,quando televisione e aria condizionata non ci avevano ancora rinchiusi nelle case, era uso durante le calde serate estive uscire dalle case per godere della brezza serale per le strade e nei campi. Sino agli anni 50 era frequente vedere famiglie e amici che portandosi le sedie da casa si riunivano all&#8217;aperto in incontri conviviali. Chi poteva, andava in barca a cenare e intonare canzoni della tradizione popolare. Questa tradizione parte da lontano, dai teatri galleggianti, dalle serenate e feste sull&#8217;acqua organizzate dalle varie Compagnie de Calza, non dimentichiamo la stessa &#8220;Gondola da fresco&#8221; appositamente ideata per rendere più gradevole lo scorrazzare dei nobili lungo il Canal Grande.</p>
<p>Merito del ripristino di questa antica tradizione, va certamente alla Soc. Remiera Settemari che da anni a Settembre organizza questo evento e alla quale si sono aggiunte altre associazioni come Viva con le vogate serali, o l&#8217;Arzanà con le cene sulle vecchie barche da lavoro della collezione. Anche gli intrattenimenti si sono evoluti e vanno dalle musiche e canti agli intrattenimenti culturali.</p>
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		<title>Crollo del campanile di S.Marco</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 17:40:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una pagina tragica nella storia della città...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una pagina tragica nella storia della città&#8230;</p>
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