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	<description>Per lo studio e la conservazione delle imbarcazioni veneziane</description>
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		<title>Festa delle Marie</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 17:26:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Feste e tradizioni veneziane]]></category>

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		<description><![CDATA[La festa delle Marie ha origini molto antiche, rievoca un episodio avenuto nel 948.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La festa delle Marie ha origini molto antiche, rievoca un episodio avenuto nel 948 dogante Pietro Candiano III e i vari cronisti danno versioni i cui dettagli appaiono esposti diversamente. La cronaca attribuita a Daniele Barbaro ci dà una versione che rimarrà definitiva.</p>
<p>Alla chiesa episcopale di San Piero di Castello erano solite convenire fanciulle da marito, ciascuna con la propria dote, rinchiusa iu un <em>cassonetto o arcella </em>in attesa sul sacrato dell&#8217;arrivo degli sposi. In quella occasione il governo veneziano usava indire festeggiamenti e, per dare carattere di unità cittadina alla festa, provvedeva a dotare 12 fanciulle povere che, pertanto, partecipavano anch&#8217;esse alla cerimonia riccamente ornate di gioie come era consuetudine nei riti nunziali veneziani.</p>
<p><img class="alignright  wp-image-6495" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="S.Piero de Castelo part. di G. Bella" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/S.Piero-de-Castelo-part.-di-G.-Bella-600x399.jpg" alt="" width="360" height="239" /></p>
<p>Durante una di queste celebrazioni annuali, pirati triestini attirati dalla speranza di fare un ricco bottino, occultati i natanti, avrebbero preso parte travestiti alla festa. Ad un segnale convenuto armi in pugno avrebbero ferito e ucciso molte persone e, fidando nel grande scompiglio, rapite spose e doti si sarebbero diretti con le loro barche verso il mare per raggiungere le loro navi. Il Doge allestita prontamente una flotta, li avrebbe raggiunti a Caorle presso un porto che da allora si sarebbe chiamato &#8220;<em>delle donzelle</em>&#8221; liberando le spose, dopo aver ucciso numerosi pirati e incendiato le loro navi.</p>
<p>Nell&#8217;occasione si sarebbero particolarmente distinti i fabbricanti di arcelle nuziali, i <em>Casseleri</em> che avevano la loro scuola di devozione nella chiesa di Santa Maria Formosa. In riconoscimento di questa vittoria avrebbero ottenuto che il Doge si sarebbe recato ogni anno alla chiesa di Santa Maria Formosa nel giorno della vigilia della Purificazione ( primo Febbraio ). Sarebbe inoltre stato stabilito che ogni anno 12 statue di legno ( le Marie ), riccamente vestite fossero portate per otto giorni  su barche da parata in giro per i canali della città e ospitate in case nobiliari aperte ai visitatori. Le statue erano vestite con abiti ricchissimi, con pettorali intessuti con fili d&#8217;oro, perle e pietre preziose e sul capo erano poste auree corone ornate di preziose gemme prestate per l&#8217;occasione dal tesoro della Procuratia di San Marco.</p>
<p>Al suo inizio la festa aveva un aspetto puramente religioso che si articolava in un complesso cilclo liturgico in onore della Vergine con varie successive leggi che ne regolamentavano il ludo Mariano.</p>
<p>La festa sopressa nel 1379 per le ristretezze finanziarie in cui si trovava Venezia per la guerra di Chioggia, al suo ripristino si presentò in veste meno religiosa e più mondana. Le statue vennero sostituite da fanciulle sempre riccamente adornate, gli spostamenti su barche erano accompagnati da festosi cortei, il Doge, ricevuti i dovuti omaggi, saliva con tutta la signoria nel Bucintoro per andare sino alla chiesa di Castello per la cerimonia e regate su barche venivano effettuate a ricordo dell&#8217;inseguimento ai pirati. Nel 1797 disperse le antiche statue, pettorali e corone furono sgemmati. Per avere idea della ricchezza di queste dodici corone d&#8217;oro, basti sapere che complessivamente erano ornate di 1804 perle di varie grossezze, 367 balassi, 365 zaffiri, 150 smeraldi e una ametista, in tutto 2687 tra gemme e perle. Nei pettorali le perle grosse e mezzane sommavano a 2300, le minori a 1989, in tutto 4289. Quanto alle gemme erano 1284 tra ametista, rubini. balassi, zaffiri,smeraldi; fra pietre e perle 5573.</p>
<p>Dell&#8217;antica festa se ne conserva la tradizione a carnevale con un corteo di figuranti e dodici belle fanciulle.</p>
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		<title>il Bucintoro dei Savoia</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 09:28:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Events]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 22 e 23 marzo si terrà presso il Centro  “La Venaria Reale"di Torino il convegno internazionale “Il Bucintoro dei Savoia”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il “Bucintoro” rappresenta un esempio singolarmente significativo per la storia delle imbarcazioni di parata e per la cultura artistica del Settecento italiano. Le due giornate saranno dedicate ad approfondire le conoscenze sul manufatto da più punti di vista: storico-artistico, costruttivo, conservativo ed espositivo. Il caso del “Bucintoro” dei Savoia, peòta per tipologia navale, risulta oggi esemplare per molti motivi. Da tempo, infatti, è oggetto di studio non solo tra gli specialisti della storia della cultura artistica del XVIII secolo ma anche tra gli studiosi internazionali di storia e tecnica navale. La “reggia galleggiante”, come viene definita dagli studi, è attualmente l’unico esemplare conservatosi di imbarcazione antica di uso cerimoniale. Commissionata dalla corte sabauda agli squèri veneziani, giunse a Torino nel 1731 per via fluviale insieme a una gondola, oggi non più conservata. La scelta della committenza ricadde sull’Arsenale veneziano per l’esempio fornito dall’ultimo Bucintoro dei dogi, costruito e allestito nel 1719 e andato distrutto nel 1824. Per oltre un secolo e mezzo ebbe un ruolo fondamentale come strumento di comunicazione del potere regio, figurando come autentico palcoscenico sulle acque nei momenti più rappresentativi del cerimoniale di corte. Nel 1873 Vittorio Emanuele II donò il Bucintoro alla città di Torino che lo destinò al Museo Civico d’Arte Antica, costituito da pochi anni, riconoscendo nell’imbarcazione uno straordinario documento della cultura artistica del Settecento. La musealizzazione ne ha segnato, in un certo senso, la fortuna critica e ne ha garantito la conservazione fino a noi. Grazie agli studi condotti (in passato da Giovanni Vico, Lorenzo Rovere, Vittorio Viale, fino ai più recenti e specialistici), sono noti i luoghi di costruzione (“squèri”, ovvero cantieri di Burano e di Venezia) e i nomi dei decoratori, intagliatori e doratori, legati all’entourage di Antonio Corradini e degli scultori Matteo Calderoni ed Egidio Goyel. In qualità di esemplare non comune di scultura barocca, il “Bucintoro” è stato protagonista in passato di importanti eventi di studio ed espositivi, dall’elegante allestimento in Palazzo Carignano per la Mostra del Barocco (maggio-ottobre 1937), agli studi per la mostra del Barocco Piemontese del 1963 fino alla I mostra dell’antiquariato del 1982, quando venne messo in mostra al Palazzo del Lavoro. La prossima tappa interesserà l’allestimento previsto negli spazi monumentali della Reggia di Venaria. Di proprietà di Palazzo Madama &#8211; Museo civico d’Arte Antica, attualmente il “Bucintoro” è in comodato alla Reggia di Venaria, dove verrà esposto dopo il restauro. La Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino ha promosso e finanzia l’intervento di restauro, affidato al Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”. Restaurare un’imbarcazione storica, che pur ha perso la sua connotazione di “natante”, si pone come una interessante e innovativa esperienza nell’ambito del restauro tradizionale, anche in vista del necessario dialogo con le nuove esigenze espositive. Il confronto tra diversi settori e diverse esperienze, oltre che gli studi sviluppati dagli storici dell’Arsenale di Venezia, non possono che rappresentare un importante momento di crescita e di indirizzo per l’intervento di restauro stesso. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili .</p>
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		<title>Archivio Primoli</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 09:03:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
				<category><![CDATA[storiche]]></category>

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		<description><![CDATA[foto storiche dall'Archivio Primoli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Fondazione Primoli istituita in Roma per testamento del conte Giuseppe Primoli con decreto Reale l&#8217;8 Marzo 1928, raccoglie una splendida collezione fotografica della società ottocentesca. Fortunatamente parte della collezione comprende anche Venezia e in particolare le barche e il loro uso quotidiano.</p>
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<a href='http://arzana.org/2012/03/archivio-primoli/peata-in-rio/' title='peata in rio'><img width="125" height="125" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/peata-in-rio-125x125.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="peata in rio" title="peata in rio" /></a>
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<a href='http://arzana.org/2012/03/archivio-primoli/batea-alla-salute/' title='batea alla salute'><img width="125" height="125" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/batea-alla-salute-125x125.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="batea alla salute" title="batea alla salute" /></a>
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<a href='http://arzana.org/2012/03/archivio-primoli/calle-dei-fabbri/' title='calle dei fabbri'><img width="125" height="125" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/calle-dei-fabbri-125x125.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="calle dei fabbri" title="calle dei fabbri" /></a>
<a href='http://arzana.org/2012/03/archivio-primoli/canal-grande-2/' title='canal grande'><img width="125" height="125" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/canal-grande1-125x125.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="canal grande" title="canal grande" /></a>
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<a href='http://arzana.org/2012/03/archivio-primoli/el-morto-a-s-felice/' title='el morto a s.felice'><img width="125" height="125" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/el-morto-a-s.felice-125x125.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="el morto a s.felice" title="el morto a s.felice" /></a>
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<a href='http://arzana.org/2012/03/archivio-primoli/fitabatele-a-cannaregio/' title='fitabatele a Cannaregio'><img width="125" height="125" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/fitabatele-a-Cannaregio-125x125.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="fitabatele a Cannaregio" title="fitabatele a Cannaregio" /></a>
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<a href='http://arzana.org/2012/03/archivio-primoli/nasse-2/' title='nasse'><img width="125" height="125" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/nasse1-125x125.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="nasse" title="nasse" /></a>
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<a href='http://arzana.org/2012/03/archivio-primoli/peate-a-rialto-2/' title='peate a rialto'><img width="125" height="125" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/peate-a-rialto1-125x125.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="peate a rialto" title="peate a rialto" /></a>
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		<title>Venezia panoramica</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 08:51:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Immagini e Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Foto gentilmente concesse dall'amico Andreas Goetz]]></description>
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		<title>&#8221; i nua&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 19:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
				<category><![CDATA[storiche]]></category>

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		<description><![CDATA[bel cortometraggio di Enzo Luparelli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong> il cortometraggio è di Enzo Luparelli premiato alla Mostra del Cinema di Venezia del 1950. Ispirato ad una poesia di Domenico Varagnolo, &#8220;I Nua&#8221; ritrae un gruppo di ragazzini tuffarsi nei canali veneziani, una popolare (e vietata) abitudine estiva ormai scomparsa. </strong></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/DQOU9-PV3tg" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
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		<title>giochi da campo</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 13:01:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
				<category><![CDATA[antichi giochi popolari]]></category>

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		<description><![CDATA[intrattenimenti ludici dai discutibili contenuti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La gatta.<br />
Non mancavano i giochi crudeli come quello della gatta dove un popolano a faccia nuda e capo rasato cercava di uccidere a testate una gatta legata a mezzo il corpo al muro di un palazzo. Ai suoi tentativi l&#8217;animale si sarebbe difeso con gli artigli delle zampe lasciate libere.</p>
<p>Ciapa l&#8217;oca.<br />
Meno cruento e più in sintonia con il carnevale era il gioco &#8220;ciapa l&#8217;oca&#8221;. Uomini seminudi spiccando una balzo dal ponte cercavano di acchiappare un&#8217;oca spenzolata a testa in giù fuori da una finestra sul canale. Che si riesca o meno nell&#8217;impresa, la caduta nel sottostante canale è assicurata.<br />
Altri inseguono a nuoto e tentano di prendere delle anatre lasciate libere in canale.</p>
<p>El bisato in mastea.<br />
Il gioco consiste nell&#8217;afferrare con i denti un&#8217;anguilla che nuota dentro una mastella d&#8217;acqua annerita con il nero di seppia. Alla già notevole difficoltà di riuscire nell&#8217;impresa c&#8217;è la beffa di andarsene via con il viso tutto intriso di nero.</p>
<p>Palo della cucagna.<br />
Oltre alla nota versione di un palo in cima al quale venivano appesi dei premi, c&#8217;è la versione più veneziana di posizionare il premio all&#8217;estremità di un palo (generalmente un albero da vela) che sporge fuori bordo di una grossa barsa e dove malignamente si ungeva di grasso alla fine.</p>
<p>Corsa delle cariole.<br />
Da sempre sia per il suo prestigio che per la conformazione stessa della città, a Venezia vigeva un servizio di raccolta rifiuti porta a porta svolto da personale munito di tromba e ingombranti cariole.<br />
Nel 1751 ancuni burloni beffeggiando Cosmo e Gasparo deputati alla pulizia delle strade, li convinsero a gareggiare tra loro in destrezza e velocità percorrendo un tratto prestabilito lungo ponti e strette calli sino all&#8217;arrivo in campo Santa Maria Formosa dove il vincitore avrebbe riscosso un premio in vino e denaro. La sfida ebbe un  tale consenso di pubblico che entrò a buon titolo tra i giochi di carnevale arrivando a corse con molti più contendenti tra ali di folla incitanti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://arzana.org/wp-content/uploads/giochi0001.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6363" title="giochi0001" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/giochi0001-600x470.jpg" alt="" width="600" height="470" /></a></p>
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		<title>Regate e Naumachie</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 12:58:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
				<category><![CDATA[antichi giochi popolari]]></category>

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		<description><![CDATA[le prime ben conosciute,mentre le seconde decisamente più curiose]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Regate.<br />
Per una città che vive sull&#8217;acqua la cui sopravvivenza e tutti gli spostamenti si basano sulle barche e i loro rematori era naturale avere espressioni in tale senso. Ai giochi favoriti anzi promossi dal Governo Veneziano per mantenere l&#8217;agressività, lo spirito agonistico, l&#8217;abilità e la destrezza utili anche a sostenere gli sforzi in caso di conflitto in mare, appartenevano le regate. Le tipologie di barche partecipanti erano le più varie, dalle galee di stato alle peote, balottine, gondole o sandoli in relazione all&#8217;evento, agli eventuali ospiti illustri o alle semplici feste di sestiere. Per il popolo la competizione era pratica normale, pensiamo ai pescatori o agli ortolani delle isole che giornalmente facevano a gara per arrivare tra i primi ai mercati. Anche le donne non erano da meno in abilità e forza. Periodici erano invece i &#8220;corsi&#8221; regatelle più sportive dove vogatori spesso patrizi abili nel condurre gondole e balottine o fisolere, si cimentavano in competizioni</p>
<p>Naumachia.<br />
(combattimento navale) Gioco basato sull&#8217;abilità, era il combattimento tra barche, una sorta di adattazione del torneo cavalleresco ambientato a Venezia. Leggere barche con agguerriti equipaggi armati di lunghe aste con la punta imbottita cercavano di &#8220;disarcionarsi&#8221; a vicenda.<br />
Se la sfida è tra campioni, i vogatori hanno solo il compito di condurre la barca mentre gli sfidanti saliti su una tavola sporgente a prua, si affrontavano con asta e scudo.<br />
Mentre la prima è più una rissa, la seconda versione da più sensazione di un torneo tra cavalieri (d&#8217;acqua) e ancor oggi viene raramente rispolverata a carnevale. Nel 1631 il Consiglio dei Dieci deliberò l&#8217;esclusiva dello Stato per indire le regate e rilasciare deleghe alle varie corporazioni di Arti e Mestieri o Compagnie de Calza.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://arzana.org/wp-content/uploads/scansione00012.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6365" title="scansione0001" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/scansione00012-600x503.jpg" alt="" width="600" height="503" /></a></p>
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		<title>Forze d&#8217;Ercole</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 12:55:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
				<category><![CDATA[antichi giochi popolari]]></category>

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		<description><![CDATA[piramidi umane che potevano arrivare anche a otto piani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Erano piramidi umane che potevano arrivare anche a otto piani, competizione nella quale le due fazioni in gara si misuravano in forza, equilibrio e agilità. Potevano avvenire a terra e allora su botti si formava un tavolato sul quale i &#8220;Saorna&#8221; (così veniva chiamata la zavorra delle navi) costituivano la base solida che doveva sopportare tutto il peso e poi si saliva a colonne sino all&#8217;ultimo piano, generalmente un ragazzo detto il &#8220;Cimiereto&#8221; che si esibiva in acrobazie tipo &#8220;tombolo o impalo&#8221;. Le piramidi erano di vari gradi di difficoltà con intento figurativo o allegorico e venivano presentate e classificate con un proprio nome. Tra le più famose si ricordano: Il Colosso di Rodi, La bella Venezia, La Gloria, La Fama, La cassa di Maometto, L&#8217;Unione, La Verginella.<br />
Il gioco poteva svolgersi anche su chiatte o barche in acqua aumentando così la difficoltà per gli sfidanti.</p>
<p>Moresca.<br />
<a href="http://arzana.org/wp-content/uploads/La-Moresca-un-tempo.jpg"><img class="alignleft  wp-image-6396" title="La Moresca (un tempo)" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/La-Moresca-un-tempo-600x426.jpg" alt="" width="130" height="92" /></a>E&#8217; una danza armata che si richiama alla lotta tra cristiani e turchi eseguita da un cospicuo numero di duellanti in coppia con figure prestabilite e comandate da un capo danza. Si svolgeva in piazza su un grande palco rialzato dove si esibivano Nicolotti e Castellani che a causa della loro rivalità usavano spade spuntate.</p>
<p>Volo dell&#8217;Angelo.<br />
La folla di maschere, di dame e gentiluomini in tabarro è tutta a naso in sù; agile appeso a una fune, scende dall&#8217;alto del campanile di San Marco un ragazzo con un mazzo di fiori in mano. E&#8217; &#8220;El svolo de l&#8217;anzolo&#8221; il volo dell&#8217;angelo, la vertiginosa discesa a corda doppia di un Arsenalotto fino alla Loggia Foscara, dove, seduto tra le due colonne in mezzo al suo corteggio di alti Magistrati, il Doge aspetta i fiori e un complimento in versi. Ricevuta dal Serenissimo una borsa di zecchini, l&#8217; &#8220;anzolo&#8221; risaliva, tirato da corde e carrucole, in vetta al campanile dove si prodigava in giochi acrobatici mozzafiato sin sulla testa dell&#8217;angelo d&#8217;oro che a cento metri d&#8217;altezza corona la torre millenaria.</p>
<p>Volo del Turco.<br />
Inizialmente era il tentativo di un prigioniero turco di arrivare lungo una fune dal campanile alla loggia di Palazzo Ducale per consegnare al Doge un dono e ricevere la grazia e la libertà.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://arzana.org/wp-content/uploads/scansione0002.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6367" title="scansione0002" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/scansione0002-367x600.jpg" alt="" width="367" height="600" /></a></p>
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		<title>le tauromachie</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 12:53:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
				<category><![CDATA[antichi giochi popolari]]></category>

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		<description><![CDATA[la caccia ai tori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 1162 al 1245, un toro e dodici maiali era il tributo che il Patriarca di Aquileia, il grande feudatario ecclesiastico che signoreggiava il Friuli e dieci dei suoi canonici, dovevano annualmente versare al Doge in seguito a una ribellione contro la Serenissima, ordita per il controllo delle saline di Grado. Toro e maiali, allegoria del Patriarca e dei suoi accoliti, venivano ogni anno formalmente condannati a morte dalla Magistratura Veneziana e la sentenza veniva eseguita il giovedì grasso in piazza San Marco mediante sbranamento da cani. Quando gli animali giacevano sfiniti venivano macellati e le loro carni distribuite. A decapitare il toro si incaricava un membro dell&#8217;Arte dei Becheri (i macellai) con un solo fentente dello spadone a due mani a dimostrazione della loro maestria.<br />
La Caccia.<br />
Si svolgeva solitamente in campo San Polo dove vecchi tori, ma  anche buoi venivano lasciati liberi o tenuti per le corna con funi da uomini chiamati &#8220;Cortesani da toro&#8221; che davano prova di forza nel trattenerli mentre cani li aggredivano. A tal prova potevano partecipare anche le donne. Dopo tanto tumulto e le cornate subite finalmente intervenivano i macellai.<br />
In campo delle Chiovere a San Giobbe, c&#8217;era una gran caccia annuale di ben cento tori offerta, per antica tradizione da una grande famiglia di macellai, i Cavagnis ai patrizi della famiglia Diedo. Erano caccie incruenti dove, trionfava l&#8217;abilità dei &#8220;cortesani&#8221; che lottavano col toro tirando le corde legate alle corna mentre cani liberi tentavano di morderli alle orecchie e non sempre ne uscivano indenni dalla difesa del toro.   In altre corride i ragazzi dell&#8217;arte dei becheri si esibivano alla fine, le teste venivano offerte in omaggio al cavaliere, le pelli allo scalco, trippe e frattaglie, all&#8217;Ospedale della Pietà. La carne andava a migliorare il vitto dei detenuti delle prigioni, Piombi, Pozzi, Ponte della Paglia con accompagnamento di riso e vino, che godessero un pò di carnevale anche loro.Altra caccia era quella dell&#8217;orso ma le modalità poco differivano.<br />
Giostre e tornei.<br />
Esibizioni di finte battaglie tra cavalieri, giostre di abilità con la lancia nell&#8217;infilare anelli su appositi supporti, tornei di tiro a segno con le balestre in particolari zone della città dette &#8220;Bersagli&#8221;. Vi erano anche finti assalti a fortezze allestite in legno per l&#8217;occasione oltre a finte battaglie navali con l&#8217;esibizione dei &#8220;Bombardieri&#8221;, offrivano sempre un gradito spettacolo. Alti giochi nei campi erano il gioco della palla e il gioco della rachetta, praticamente i precursori del calcio e del tennis.</p>
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		<title>sfide sui ponti dei pugni</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 12:50:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lele</dc:creator>
				<category><![CDATA[antichi giochi popolari]]></category>
		<category><![CDATA[giochi usanze]]></category>

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		<description><![CDATA[antica disfida cittadina]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abitanti di Jesolo ed Eraclea costretti a trasferirsi in laguna per sfuggire a invasioni di altri popoli, si trovarono forzatamente nello stesso territorio lagunare che sarebbe diventato poi Venezia e volendo mantenere una certa distinzione a causa di antiche contese, si stabilirono in zone distinte divise da un corso d&#8217;acqua: il Canal Grande. I Castellani occupavano gli attuali sestieri di Castello, San Marco e Dorsoduro con epicentro a San Piero di Castello e indossavano fasce e berretti rossi.<br />
I Nicolotti, stavano negli attuali sestieri di San Polo, Santa Croce e Cannaregio con epicentro a San Nicolò dei Mendicoli e indossavano fasce e berretti neri. Nonostante si identificassero tutti in un&#8217;unica città, la loro rivalità si perpetrò per secoli, ma in quei tempi di guerre, lo stesso governo alimentava la rivalità tra i gruppi per avere sempre pronti uomini addestrati alla lotta, acconsentendo che le fazioni si affrontassero in un periodo limitato da Settembre a Natale.<a href="http://arzana.org/wp-content/uploads/pugni.jpg"><img class="alignright  wp-image-6406" title="pugni" src="http://arzana.org/wp-content/uploads/pugni-422x600.jpg" alt="" width="253" height="360" /></a><br />
Le sfide avevano luogo sopra un ponte allora privo di parapetti concordato tra le due parti e preceduto da una pubblica sfida come nei tornei medievali. I contendenti decisi a tutto si affrontavano armati di canne indurite nell&#8217;olio bollente. Solo dal 1574 le sfide furono acconsentite ai soli pugni senza uso di armi. Il gioco consisteva nel buttare a suon di botte gli avversari nel sottostante canale per conquistare e mantenere il centro del ponte ove alzare la propria insegna.<br />
Iniziavano lo scontro per primi i campioni delle due squadre presto seguiti dalle due fazioni ansiose di menare le mani e composte anche di 300 uomini con uno scontro di massa. Il pubblico stesso eccitato, partecipava alla mischia trasformandola in una guerra generalizzata e solo al calar della notte il massiccio intervento dei gendarmi poneva fine alla contesa. Raccolti i feriti e onorati i morti si brindava alla tregua in attesa del prossimo scontro. Il governo tentò costantemente di limitarne  la cruenza ormai radicata nell&#8217;animo dei Veneziani visto che ai pugni a volte si accompagnavano i coltelli. Nel 1705 dopo uno scontro particolarmente luttuoso, proibì tale contesa con una severa legge che prevedeva ai trasgressori anni di pena ai remi nelle galee o carcere duro. Non potendo spegnere lo spirito competitivo, la sfida pugilistica venne riversata su una più civile esibizione di forza atletica: Le forze d&#8217;Ercole. Le sfide pugilistiche avvenivano in varie parti di Venezia ma sempre su ponti ed è ancora possibile riconoscerne qualcuno come quello più famoso a San Barnaba o Santa Fosca o in Campo della Guerra, contraddistinti da quattro impronte di piede in pietra d&#8217;Istria inserite ai quattro lati della parte centrale del ponte da dove i contendenti davano inizio allo scontro.</p>
<p>G.D.P.</p>
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