Forze d’Ercole

Erano piramidi umane che potevano arrivare anche a otto piani, competizione nella quale le due fazioni in gara si misuravano in forza, equilibrio e agilità. Potevano avvenire a terra e allora su botti si formava un tavolato sul quale i “Saorna” (così veniva chiamata la zavorra delle navi) costituivano la base solida che doveva sopportare tutto il peso e poi si saliva a colonne sino all’ultimo piano, generalmente un ragazzo detto il “Cimiereto” che si esibiva in acrobazie tipo “tombolo o impalo”. Le piramidi erano di vari gradi di difficoltà con intento figurativo o allegorico e venivano presentate e classificate con un proprio nome. Tra le più famose si ricordano: Il Colosso di Rodi, La bella Venezia, La Gloria, La Fama, La cassa di Maometto, L’Unione, La Verginella.
Il gioco poteva svolgersi anche su chiatte o barche in acqua aumentando così la difficoltà per gli sfidanti.

Moresca.
E’ una danza armata che si richiama alla lotta tra cristiani e turchi eseguita da un cospicuo numero di duellanti in coppia con figure prestabilite e comandate da un capo danza. Si svolgeva in piazza su un grande palco rialzato dove si esibivano Nicolotti e Castellani che a causa della loro rivalità usavano spade spuntate.

Volo dell’Angelo.
La folla di maschere, di dame e gentiluomini in tabarro è tutta a naso in sù; agile appeso a una fune, scende dall’alto del campanile di San Marco un ragazzo con un mazzo di fiori in mano. E’ “El svolo de l’anzolo” il volo dell’angelo, la vertiginosa discesa a corda doppia di un Arsenalotto fino alla Loggia Foscara, dove, seduto tra le due colonne in mezzo al suo corteggio di alti Magistrati, il Doge aspetta i fiori e un complimento in versi. Ricevuta dal Serenissimo una borsa di zecchini, l’ “anzolo” risaliva, tirato da corde e carrucole, in vetta al campanile dove si prodigava in giochi acrobatici mozzafiato sin sulla testa dell’angelo d’oro che a cento metri d’altezza corona la torre millenaria.

Volo del Turco.
Inizialmente era il tentativo di un prigioniero turco di arrivare lungo una fune dal campanile alla loggia di Palazzo Ducale per consegnare al Doge un dono e ricevere la grazia e la libertà.