Leggi scolpite della Serenissima

La Repubblica Serenissima di Venezia fu una democrazia avanzata ed illuminata. La sua forza si basava su una società aperta e un forte legame con la popolazione. Come una macchina efficiente le sue leggi capillari coprivano ogni aspetto della vita cittadina ed economica, impressionante il numero degli organi competenti tra: Magistrature, Savi, Consigli, Giudici, Avvocati, Signori della notte, Proti, Gastaldi ecc….leggi considerate elementi fondanti da divulgare nella popolazione come il comportamento civile, la correttezza nei traffici commerciali, le prescrizioni, i divieti, il rispetto delle norme che e le conseguenze ad ogni possibile infrazione erano alla base della sua esistenza e sviluppo. Impegno particolare era messo affinché tutti potessero esserne a conoscenza e a tal fine oltre ai Comandadori che diffondevano a voce sulle colonne dei bandi, sui muri della città venivano inserite lastre marmoree con le leggi scolpite. Di tali testimonianze sopravvissute ai secoli, ne troviamo ancora leggibili in buona quantità mentre per gli affreschi ne rimane (forse l’ultimo) di notevoli dimensioni in Corte del Cavallo a Cannaregio databile al 1700 sormontato dallo stemma del Leone di San Marco e inizia con le parole: Il Serenissimo Principe. Gli argomenti trattati erano principalmente quattro: Prescrizioni, Proibizioni, Diffide, Punizioni.

Prescrizioni
Le troviamo nei mercati a indicare le taglie minime del pesce da vendere o le tariffe dei Pesaturi o che delimitano alcune zone di pesca.

Proibizioni
Nei campi con i divieti di giocare a pallone, carte, dadi, ed avere comportamenti incivili. Presso le chiese, gli Esecutori contro la bestemmia proibivano giochi, schiamazzi, bestemmie e abbandono di rifiuti, se vi erano canali in prossimità il divieto di infliggere pali e scaricare merci per il rispetto del luogo.

Diffide
Presso l’Ospizio della Pietà si diffida l’immotivato abbandono di neonati pena scomunica, maledizioni e pene corporali. Presso le Scuole Grandi il divieto di affittare stanze e spazi agli estranei. Altre diffide proibiscono di vendere il pane per le strade o su barche e altri luoghi fuori dai Pistori (panifici). Altre ancora diffidato a gettare cose in canale pena lo scavo, frustate e altre pene.

Punizioni
Molto istruttive e da prendere oggi ad esempio sono le lastre marmoree affisse presso la casa del reo o in pubblico luogo, ne riporto alcune per miglior conoscenza.

Dorsoduro 3548 fondamenta del Gaffaro Paolo
Ludovico Gavazzi fu Contador infedele al Magistrato del Dacio del Vin, reo di peculato bandito dall’accelso Consiglio dei Dieci con pena di forca il di XXVIII Novembre MDCCXXXVIII per rilevante intaco della pubblica cassa.

San Polo 211 Sottoportico del Banco Giro
Antonio Rinaldi già como Pubblico Ragionato solito ad assister al quadernier del pubblico Banco Giro (Banca pubblica garantita dallo Stato) fu capitalmente bandito dall’eccelso Consiglio dei Dieci li XXIX Luglio MDCCXLIII per enorme falsità ed intaco criminosissimo nel medesimo banco commesso.

Lapide in latino del 400/500 Palazzo Ducale
La città dei veneti, fondata per disposizione della Divina Provvidenza in mezzo alle acque, cinta tutta intorno dalle acque, è difesa dalle acque anziché da un muro, perciò chiunque in qualunque modo avrà osato recare danno alle pubbliche acque sarà giudicato nemico della patria e sarà colpito da una pena non inferiore a chi abbia violato le sante mura della patria. La norma di questo editto si ratifica e valga in perpetuo.

 

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