Zattieri

Il 3 giugno 1492 a Belluno, gli Zattieri del Piave, ottennero il riconoscimento ufficiale dello Statuto della “Scuola dei Barcaioli” nella Chiesa di San Nicolò, loro Patrono. Due mesi dopo il 3 agosto 1492 il Doge Agostino Barbadico ratificava a Venezia il documento, apponendo la sua firma allo Statuto.

A Venezia c’era un gran bisogno di materie prime, in particolare di legname: piantati nei fondali della laguna ci sono interi boschi di larice che sorreggono gli edifici della città. La provenienza era principalmente dalle Dolomiti, dal Cadore e dal Bosco del Cansiglio, che forniva i fusti di faggio per la lavorazione dei remi, tanto da essere definito dal Proto esperto inviato da Venezia per la scelta delle piante migliori, un perfettissimo bosco da remi.

I tronchi venivano marchiati ed inviati verso il fiume Piave dove si costruiva la zattera sovrapponendo e legando i tronchi a strati con perni di legno,  rami di salice e nocciolo. Si formava così un convoglio di 15/20 zattere trascinate da cavalli e aiutate dalla corrente sino a Venezia dove approdavano in Sacca della Misericordia alle Fondamente Nuove.

Le zattere che scendevano lungo il Piave, oltre ad essere cariche di legname e di merci varie, trasportavano spesso migranti in cerca di lavoro, desiderosi di raggiungere la Serenissima per la via più breve.

Nasce così la Corporazione degli Zattieri abili montanari nella conduzione delle zattere lungo il fiume, avezzi all’uso del legno e alla sua lavorazione, tanto che molti di loro si fermeranno a Venezia dove si affineranno in varie arti, trovando impiego come marangoni all’Arsenale di Stato, aprendo botteghe da remeri, falegnami, intagliatori, scultori, squerarioli per barche di uso corrente e gondole.

Tra queste arti a volte si creò un sodalizio tale che portò alla realizzazione di gondole ed imbarcazioni di fattura raffinatissima, destinate all’aristocrazia europea di quel tempo.

Una nota curiosa è che essendo di origine montanara, in particolare dalla Val Zoldana gli squeri da loro costruiti, rispecchiano caratteristiche estetiche che ricordano l’architettura rurale delle dolomiti Venete. (vedi squero di S. Trovaso).

La loro attività si protrasse sino alla metà del sec. XIX come il mezzo più efficiente per il trasporto dal Cadore e Bellunese, rimanendo nella memoria storica per aver contribuito con il loro lavoro al formarsi di quella meraviglia di città che è Venezia.

G.D.P.

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